Gli affreschi del Romanico salentino

Non c’è solo la Cattedrale di Otranto con il suo spettacolare albero della vita che disegna sul pavimento scene bibliche e cicli epici medievali in stile naif. Quasi a sorpresa, il Salento, rivela altri gioielli romanici, messi in ombra dei fasti barocchi delle sue chiese e dei suoi palazzi.

A Galatina, nella Grecia Salentina, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria si affaccia su una piazzetta con la semplice facciata a tre cuspidi e i due leoni che sembrano controllare l’ingresso centrale. Sul finire del XIV secolo, al ritorno dalla Terra Santa dove aveva visitato il monastero di Santa Caterina, sul Monte Sinai, Raimondo Orsini Del Balzo diede inizio ai lavori. La chiesa fu la base dei frati francescano inviati da papa Bonifacio IX a latinizzare il Salento dove si praticava ancora il rito greco.

Una volta che gli occhi si sono riabituati al buio, dopo il sole accecante dell’esterno, si rimane incantati dagli affreschi che ricoprono ogni centimetro delle tre navate e della controfacciata. A volerli fu Maria d’Enghien, vedova di Raimondo diventata regina di Napoli dopo le nozze con Ladislao d’Angiò, che chiamò artisti dalle Toscana, dall’Emilia, dalle Marche, e secondo alcuni studi, anche dalla Francia. L’ispirazione alla pittura di Giotto è palese nelle Storie della Genesi, nell’Apocalisse, negli Episodi del Nuovo Testamento e nella Vita di Santa Caterina di Alessandria.

Una campagna fatta di bassi vigneti, distese di ulivi, muretti a secco e furnieddhi a tronco di cono, costruiti a secco, pietra su pietra, portano a Santa Maria delle Cerrate. Edificata dai monaci Basiliani nel XII secolo, è fresca di restauro e gestita dal Fai. La facciata ha un piccolo rosone al centro, una monofora per lato e un portale con rilievi dell’Annunciazione, della Visita a santa Elisabetta, dei Magi e della Fuga in Egitto. Le tre navate interne, un tempo erano totalmente coperte dagli affreschi, alcuni dei quali sono stati ricomposti come un puzzle sbagliato.

Altra campagna, altri uliveti portano oltre Brindisi, alla chiesa di Santa Maria del Casale, dalla facciata in pietra bicolore. Eretta allo scadere del XIII secolo su una cappella dove avrebbe pregato Francesco d’Assisi al ritorno dalla Terra Santa, ha una sola navata, luminosa, con le pareti coperte di affreschi. Sulla controfacciata, il Giudizio Finale di Rinaldo da Taranto, sul lato destro l’Albero della Croce con al centro il Cristo. La chiesa è quasi inglobata dall’aeroporto di Brindisi (da cui dista poche centinaia di metri) e si fa fatica a credere che un tempo fosse anche la dimora estiva degli arcivescovi di Brindisi.