Lo ziggurat di fuoco

Cartoline dal Salento: Lo ziggurat di fuoco - cristinagambaro.com
Un tempo erano le famiglie che lasciavano le fascine sull’uscio di casa, in offerta a Sant’Antonio Abate. Un carro le raccoglieva e le portava nella piazza dove tutti partecipavano al grande rito collettivo della costruzione della Focara.
Oggi le fascine sono preparate appositamente per la festa del 16 gennaio, quando al calar della sera viene acceso il più grande falò di tutto il Mediterraneo.
A Novoli, un piccolo centro del Salento a 15 km da Lecce, già a metà dicembre si inizia a lavorare alla costruzione della Focara per la festa del patrono. I tralci di vite recuperati dalla potatura dei vigneti di Negramaro sono legati insieme con il filo di ferro, in gruppi di circa 300. Accatastate una sull’altra secondo antichi saperi, quasi 90000 fascine formano alla fine un gigantesco ziggurat, alto 25 metri, con 20 metri di diametro, pronto per essere bruciato.
Una tradizione antica che fonde propiziatori riti pagani con quelli sacri che discendono direttamente dai bizantini. Ma che si intreccia con l’arte contemporanea. Ogni anno un artista del calibro di Ugo Nespolo o Mimmo Paladino, crea una scultura per la Focara, opera d’arte effimera che svanirà tra le fiamme.
Uno dei momenti più emozionanti è il rito della Bardatura, quando una catena umana sale in cima alla Focara per issare l’immagine di Sant’Antonio. Per i più giovani quasi un rito di iniziazione, l’entrata nel mondo degli adulti.
Più tardi, con la colonna sonora degli ottoni e dei tamburi della banda, si celebra la benedizione degli animali di cui Sant’Antonio è protettore.
Quando scende la sera, uno spettacolo di fuochi di artificio da il via all’accensione del grande falò. E mentre il fuoco brucia, intorno alla Focara inizia la festa con musica e balli.
Poi i microfoni si spengono ma il falò continua a bruciare, per tutta la notte e per il giorno seguente ancora.
Coprendo Novoli di una impalpabile neve di cenere.